venerdì 27 febbraio 2009

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No Line On The Horizon è un disco semplicemente magnifico! Un Capolavoro!

Quando l'avrò metabolizzato ben benino scriverò qualcosa di più, per il momento mi sta ipnotizzando...

martedì 10 febbraio 2009

Eluana: qualcosa non mi torna...

Non ne ho parlato durante, non ne volevo parlare dopo. Ma non riesco, anche per la morte di Eluana, a dormire.
Ci sono dei pensieri, dei dubbi, che mi attanagliano.

Chi di noi in adolescenza non sognava una morte rapida e indolore, magari ammantata di un che di romantico e tragico insieme. La "bella morte", "se me ne devo andare, me ne vado alla grande", e banalità simili. Chi di noi non aveva sogni più grandi della realtà che sarebbe venuta. Nessuno probabilmente, se gliene fosse data facoltà a priori, sceglierebbe il lato B "straziante agonia" rispetto al lato A "morte traumatica, immediata e improvvisa".
Ma ciò non toglie che ci sono migliaia di persone in Italia in condizioni simili o peggiori a quelle della fu Eluana Englaro che, se possono esprimerlo, desiderano vivere fino all'ultima stilla possibile. E se non possono esprimersi, ci sono famiglie che fanno i salti mortali tripli per sostenere l'onere di avere in casa "un vegetale", per accudirlo e sostenerlo, nonostante tutto.

E qui andiamo al secondo punto: Eluana voleva morire? La ricostruzione dell'ultima sentenza della Cassazione sosterrebbe di si, basandosi su fatti ed opinioni riferite da terze persone. Non c'è da fidarsi ciecamente delle sentenze della Cassazione, spesso contraddittorie tra loro, figuriamoci delle voci di terze persone, pur con tutto il rispetto per le tragedie della famiglia Englaro, che ha perso le presenze di una figlia e di una madre nell'arco di pochi anni.
Resta il fatto però che Eluana le ha dette in un certo contesto, in un certo stato emotivo e ad una certa età. Certe frasi, se avesse potuto esprimersi adesso, le avrebbe proferite anche ora?

E qui il terzo punto: la scienza è inesatta per definizione, ogni giorno cambiano definizioni, categorie, concezioni, teorie, terapie. Non sono un medico, e mi scuso delle eventuali imprecisioni, ma qualche lettura me la sono fatta. In particolare, nel ramo dei trattamenti di rianimazione a seguito di traumi celebrali gravissimi, la situazione è quantomeno fluida: le tre categorie primarie sono "coma", "stato vegetativo" e "morte celebrale". Il coma, suddivisibile in vari gradi, si ha quando il paziente "dorme" continuamente privo di coscienza. Nello "stato vegetativo" il paziente si risveglia, è fisiologicamente sano, respirazione, pressione sanguigna, funzioni vitali e onde elettromagnetiche del cervello sono generalmente stabili e normali, ma non si presentano segni di coscienza. Infine la "morte celebrale" si ha quando il cervello non emette più segnali e il corpo deve essere manenuto in vita artificialmente. In questo ultimo caso, dopo 12 ore di osservazione si dichiara il paziente clinicamente morto.
Eluana dunque non era morta: non c'era nessuna "spina da staccare". Il suo corpo funzionava e il suo cervello emetteva comunque segnali elettrici. Ora, la distinzione tra un vegetale e un animale sta nella coscienza di se. Ma l'unico modo di esprimere tale coscienza è esprimerla all'esterno.

Il punto a cui voglio giungere è questo: data la fallibilità della scienza in quanto opera di uomini altrettanto fallibili, è plausibile immaginare che esista una qualche forma di coscienza interiore e non esternizzata in un malato per noi "incosciente"?
Immaginatevi in un letto, immobilizzati dalla terza vertebra cervicale in giù come Eluana, senza il minimo controllo sul vostro corpo e sui vostri muscoli. Però improvvisamente il vostro cervello si sveglia e iniziate a percepire l'esterno, pur non avendo il minimo modo di comunicare con l'esterno. 17 anni sono molti, troppi. Probabilmente la mente di Eluana, se ha in qualche momento riacquistato coscienza di sè, sarà impazzita dal panico nel mentre. Ingabbiata nel proprio senza possibilità di uscirne. Ma, avrebbe scelto comunque di morire? Ed è giusto decidere in vece sua la morte?

Eppure è un ipotesi valida: ci sono casi di pazienti con danni e mostruose atrofie celebrali che si sono svegliati dallo stato vegetativo e si sono ripresi almeno parzialmente, mentre persone con situazioni celebrali quasi normali non hanno più recuperato.
Ora, io posso capire i sensi di colpa di un padre che ha lasciato una famiglia e l'infanzia di sua figlia per anni a causa del lavoro in Germania, posso capire lo schock di veder distrutta prima la figlia e poi la moglie dalla tragedia, posso capire la disperazione, posso capire lo strazio di non poter sopportare di vedere sua figlia in quelle condizioni e di affidarla alle cure di un istituto privato.
Ma non capisco la fiducia cieca, anzi, la fede nelle diagnosi dei medici e nel potere e nella certezza della scienza.

Non mi torna: come si fa a fare un discorso razionale, autoingannandosi sulla certezza della medicina e dei medici? Dr. House non esiste, e la lettura del pensiero è un dono solo per i protagonisti Heroes. Un medico, per quanto bravo, non è altro che un uomo, per di più spesso indurito dalla vita.
E non mi torna un'altra cosa: come si fa a fare un discorso emotivo, da padre, preferendo una morte certa ad una minima infinitesimale speranza di vita? Che poi, sia vita per come la intendiamo noi, non ha molta importanza dall'ottica di una coscienza viva ma ingabbiata nel proprio corpo. Comunque una coscienza potrebbe esserci, e non si ha ancora una controprova scientifica che se noi dall'esterno non possiamo rilevarla, essa non ci sia: l'uomo conosce solo il 10% stimato della massa dell'Universo, figuriamoci quanto può consocere della propria mente e delle potenzialità del proprio cervello.

La morte di Eluana è giunta sulla base di una diagnosi di stato vegetativo, che implica una non esistenza di coscienza. Ma se non ci si può esprimere, come si può dimostrare, anche volendo, di avere una coscienza al mondo esterno?
E' un dubbio troppo grande, troppo enorme. Io non avrei la forza nemmeno di dirlo, figuriamoci di fare una lotta giudiziaria di anni per ottenere la morte di un figlio.
Si può opinare che questa sia solo un'opinione personale. Si potrà obiettare che meccanicisticamente, Eluana non aveva una vita "piena", magari non era nemmeno "in salute" o "bella". Ma queste sono tutte chiacchiere pericolose. Perchè è il nostro metro di giudizio da "sani", dall'esterno. Che prevarica la realtà delle cose: noi crediamo che una certa diagnosi, una certa valutazione di una situazione, una certa idea sia vera, ma non è necessariamente vera nella realtà.

Io, nel dubbio di sbagliare, nel dubbio di riferire dichiarazioni inesatte e di affidarmi ad una scienza non certa, l'avrei lasciata in vita. Se anche ci fosse stato solo un briciolo, comunque plausibile, di possibilità di uno stato minimo di coscienza in Eluana, è comunque qualcosa da preservare per me. Chi sono io per dire "tu vivi, tu muori"?

Altrimenti, facciamo prima a suicidarci tutti appena espletati i nostri doveri sociali. Se la vita deve essere giudicata da un occhio esterno e in funzione dell'esterno, se la nostra vita o la nostra morte deve essere nelle mani di una terza persona, meglio sarebbe proprio non nascere.

La speranza è che sulle tomba di Eluana non si azzannino partiti e movimenti, a caccia di un nuovo martire da innalzare, da un lato e dall'altro della barricata. Eluana è morta, e non sapremo mai con certezza se volendolo davvero o meno. Mi fa paura solo pensare ai dubbi e ai rimorsi che potrebbe segretamente provare Beppino Englaro negli anni a venire. Gli auguro in tutta onesta di mantenere la certezza che ha avuto fino ad ora. Addio Eluana.

mercoledì 4 febbraio 2009

Paura eh?

Vendite 2008 - Classifica produttori telefonia mobile (fonte ABI Reserch)

Nokia: 38,6%
Samsung: 16,2%
LG: 8,3%
Motorola: 8,3%
SonyEricsson: 8%
RIM: 1,9%
Apple: 1,1%
HTC: 1,1%

Diffusione online Gennaio 2009 - Classifica sistemi operativi (fonte Net Applications)

Microsoft Windows: 88,26%
Apple Mac OS: 9,93%
Linux: 0,83%
Apple iPhone OS: 0,43%
Sony Playstation: 0,04%
Nintendo Wii: 0,01%

sabato 10 gennaio 2009

Ma quanto è bella la nuova favicon di Google?!

martedì 2 dicembre 2008

Viva la Vida 2.0 (or Prospekt's March and all his friends)

Ci sono tre cose certe nella vita: il nascere, il morire, e la bellezza degli EP dei Coldplay. Fino ad ora tutti gli "intermezzi" del gruppo inglese hanno confermato a pieno titolo che si tratta di una band vera, magari un pò sguaiata e patinata, facilona e pendente molto più verso il pop che il verso il rock, ma che crede in ciò che fa e non vuole solo sparare il pezzo di subitaneo ed evanescente successo.

Furbescamente presentato alla vigilia delle festività natalizie, questo mini album - che è anche incluso in una ruffianissima riedizione dalla copertina dorata e in doppio CD di "Viva La Vida", perfetta per essere piazzata sotto l'albero di Natale - potrebbe a pelle suscitare dubbi sulla sostanza. In realtà non si tratta di un'operazione soltanto di scopo commerciale, per spremere ancora un pò di quattrini dal succosissimo limone del precedente album che ha finalmente consacrato i Coldplay come eredi morali di quelli che il moderno pop-rock da stadio l'hanno creato ovvero... no, ve lo dico dopo!

Infatti basta girare la custodia e scorrere la tracklist per avere subito un colpo al cuore: "Life in Technicolor II"... Ovvero la realizzazione di un sogno per chiunque abbia apprezzato anche in parte "Viva La Vida". "Life in Technicolor" era la splendida introduzione strumentale dell'album, una di quelle perle probabilemente sconosciute ai più, che magari saltavano a piè pari la traccia da soli 2:30 per correre a sentire le ben più note "Violet Hill" o "Viva La Vida". Ma per me, e penso per molti altri, la magia di quel disco stava tutta o quasi in quei primi 2:30, sognanti e sospesi in aria. Talmente belli che spesse volte restava ancora la voglia finita la traccia e ti trovavi a mettere indietro più volte per riascoltarla. Ora finalmente quell'intuizione è giunta a compimento e può titillarvi le orecchie nel degno formato di canzone nei canonici 4 minuti 4.

Prospekt's March comincia nel migliore dei modi, e prosegue ottimamente. A parte le due - necessarie? - riedizioni di "Lost" e "Lovers in Japan" già sentite nel disco padre, spicca assolutamente "Glass Of Water", un pezzo che ti si appiccica in testa e non va più via, sicuramente uno dei ritornelli infiamma stadio meglio riusciti.

Se "Viva La Vida" aveva lasciato ad alcuni l'amaro in bocca, quel gusto di "si, ma però...", con vette molto alte ma non uniformemente distribuite nell'album, la presenza ora di "Prospekt's March" chiude il cerchio; l'EP rende, a posteriori, perfetto l'arco di parabola tracciato dall'album originario. Tra album e EP postumo parliamo di quasi una ventina di tracce - a seconda di che edizione di "Viva La Vida" si acquista. Un lavoro che giunge a compimento e che sazia l'ascoltatore appieno. Azzardando un paragone ardito, se l'accoppiata album/mini-album fosse "C'era una volta in America" di Sergio Leone, l'album da solo sarebbe stato come un C'era una volta in America" in cui la pellicola si fermasse all'uscita del flashback sulle note di "Imagine" senza svelare il vero finale del film. Ora si spegne l'iPod con la pancia sazia. E non è poco, visti i tempi che corrono in cui un disco che duri un'ora almeno di musica è abbastanza raro.

E ora passiamo alle eredità pesanti da rilevare. Gli U2 stanno agli anni 80/90 come i Coldplay agli anni 90/00. Così come gli U2, i Coldplay sono poco apprezzati dai "puristi", eppure dal vivo riempiono gli stadi sudando e suonando strumenti veri e addirittura un pianoforte. Così come gli U2 degli anni 80, venivano additati agli esordi quali sfigato gruppo di provincia per nerd depressi, mentre ora cominciano ad affermarsi con una stazza internazionale che in molti, sotto sotto, gli invidiano. E' così come gli U2, una volta incrociato Brian Eno sulla loro strada hanno sfoderato i denti e mostrato che "Yes We Can", possiamo essere qualcosa di più che un singolo in heavy-rotation.

I Coldplay di "Viva La Vida" sono su un percorso quasi parallelo agli U2 dei tempi di "The Unforgettable Fire": ci stanno lavorando su, hanno fatto buoni dischi e ottimi brani, hanno finalmente trovato una vena artistica che li rappresenti con una loro netta identità nel panorama musicale odierno: oggi possiamo dire "Coldplay", senza dire dover dire poi per farci capire: ...ma si, quelli di "Yellow"/"In My Place"/"Fix You"'.

E non è poco. Ora, che ne faranno di questo trampolino i quattro britannici, non lo si sa ancora. Quello che manca loro davvero è un disco di vera consacrazione, sia di critica che di pubblico. Un "The Joshua Tree" o un "Achtung Baby", uno di quei dischi che anche dopo 10 anni che lo conosci una volta che lo metti su non ti va di skippare le tracce, te lo ascolti in adorazione o quasi. Un disco che sia immortale. Un disco che sia Storia. Io quei tempi lì, quelli dello Stadio Flaminio che urlava "With or Without You" a squarciagola mentre il volume dell'impianto, ampiamente oltre i valori consentiti, inondava Roma Nord me li sono persi, per ovvi motivi anagrafici. Spero proprio di rifarmi col prossimo disco dei Coldplay.

venerdì 17 ottobre 2008

Woody Allen e i tromboni...

Va bene, saremo pruriginosi e tromboni come dicono i critici. Però se non c'è nulla di pruriginoso di cui preoccuparsi nell'ennesimo film di Allen con l'ennesima Scarlettina, ma allora perchè il trailer ci marcia su pesantemente, spacciando platealmente quegli 8 secondi di bacio saffico e quelle allusioni al triangolo???

Tromboni magari si, però furbacchioni anche gli altri!

P.S. Si, ormai non tollero più la Johansson. Anche perchè ha rovitato uno dei miei film preferiti con la sua presenza platealmente insulsa e fine a se stessa...

mercoledì 24 settembre 2008

E adesso si! Ecco la risposta: Google G1 Android!



http://www.t-mobileg1.com/

Si, ora si può dire: l'iPhone ha un rivale, temibilissimo! Il Google G1, il primo telefono con sistema Android creato da Google. L'hardware lo fornisce HTC, la linea il gestore tedesco-statunitense T-Mobile.

Dopo un anno e mezzo tra sfilze di cloni malriusciti su base Windows Mobile o pacchianamente coreana - tra gli altri, HTC stessa, Samsung, LG e via dicendo, mentre i big del mercato Nokia e SonyEricsson ancora devoo svegliarsi dal sonno e presentare gli ormai mitologici 5800 Tube e Xperia X1, finalmente qualcuno scende in campo con un prodotto quantomeno avvicinabile all'esperienza iPhone.

Particolarmente interessante è la discesa in campo in forse di Google: tutto ciò che è Google, con le sue Apps perfettamente integrate tra web e apparati fisici, arriverà in tasca dei possessori del G1. Certo, ora arriveranno i soliti paranoici a commentare che "Google ci controlla" così come c'erano quelli che sostenevano prima che "Microsoft ci controlla" e poi che "Apple ci controlla".
The rest of us può ignorarli beatamente.

Per qualsiasi appassionato di telefonia ed informatica è una benedizione: Apple ha veramente aperto un mondo, e ora cominciano ad arrivare i primi scossoni al mercato. Vedremo se il G1 di Google saprà imporsi. Io francamente spero di si. In questo modo il mercato non potrà che giovarne e magari Apple stessa replicherà in maniera sostanziale alle replice della concorrenza che, fino ad ora, suonavano come miagolii più che ruggiti.

Inoltre, dove Rim aveva quasi fallito con i Blackberry, Apple aveva aperto la strada sottomettendo AT&T e con qualche maggiore difficoltà in Europa, seguita ora a ruota da Google: rendere le reti mobili puri canali verso la rete.

Mi spiego meglio: Se dopo Apple, anche un mostro sacro come Google scende in campo nella telefonia mobile, portando tutti i suoi servizi e facendo di essi il fiore all'occhiello di un terminale, vuol dire che finalmente il mercato viene trascinato di forza verso quello che gli operatori per anni ci hanno negato: la libertà di accesso alla rete, oberati da WAP, tariffe assurdamente esose, servizi civetta a pagamento. Paradossale che T-Mobile, uno degli operatori mondiali più rilevanti, non citi nemmeno una volta nel marketing del prodotto i suoi servizi! T-Mobile fornisce solo linea e banda, il resto lo fa tutto Google, ed è quello che cerca il cliente che acquisterà il G1.

Ormai, come avevo previsto mesi fa, la strada è segnata: c'è un qualcosa di così anarchico e rivoluzionario che è quasi commovente. Finalmente ci muoviamo verso il futuro. A piccoli passi, ma inesorabilmente.